28/7/2010
SANITA' LAZIO: ASS. DOSSETTI, MALATI RARI COSTRETTI A 'ESODO' DA CENTRI CURA  
 
Roma, 27 lug. (Adnkronos Salute) - Nel Lazio malati rari costretti all''esodo' dai loro centri di cura per ritirare i farmaci necessari alla loro terapia. Lo denuncia l'Associazione Dossetti - che sul tema ha inviato anche una lettera alle istituzioni regionali - spiegando come, con le nuove norme che indicano le modalità di distribuzione dei farmaci classificati in fascia H (ospedalieri), i pazienti in cura al Policlinico Gemelli saranno obbligati a recarsi presso il Policlinico Umberto I, centro prescrittore, e l'ospedale Bambin Gesù, centro di riferimento regionale, per ricevere il trattamento di cui necessitano. Lo stesso vale per altri prodotti: prima della nuova normativa, i cosiddetti farmaci orfani venivano regolarmente somministrati ai pazienti, ma le farmacie hanno già sospeso gli ordini demandando questa attività ai centri di riferimento regionali. "In pratica, se ci si dovesse attenere alla normativa, i pazienti di tutto il Lazio - si legge in una nota - dovrebbero recarsi al centro di riferimento ogni 2 settimane per ricevere l'infusione. Tutto ciò è assolutamente irrazionale: il Policlinico Umberto I, non essendo specializzato in patologie rare, si è sempre limitato ad erogare i certificati di esenzione. Mentre è difficile ipotizzare che il Bambin Gesù, da solo, possa sobbarcarsi un tale onere ed organizzare un così imponente carico di lavoro". Queste nuove indicazioni rendono "praticamente inaccessibili i farmaci ai malati rari. La situazione ha toccato già livelli allarmanti: il Gemelli dispone di medicinali solo fino a metà agosto; il S. Spirito ha già interrotto le somministrazioni; le ordinazioni del farmaco Firazyn per la cura dell'angiodema ereditario sono già state bloccate", dice Claudio Giustozzi, segretario nazionale e responsabile dell'Osservatorio per la tutela e lo sviluppo dei diritti dell'Associazione Dossetti. L'interruzione delle cure "può avere effetti imprevedibili sulla salute dei pazienti, i quali, nel caso in cui dovessero essere costretti a spostarsi da una qualsiasi città del Lazio verso Roma, rischierebbero ulteriori danni, diretti ed indiretti, tali da compromettere irrimediabilmente lo stato di salute dei pazienti", aggiunge Giustozzi che chiede che "si torni alla normativa precedente e che si creino centri erogatori il più possibile vicini al domicilio del paziente. La riorganizzazione sanitaria non può non tener conto dei bisogni del malato e della necessità di una maggiore umanizzazione delle cure", conclude.
 
 
 
   
 

Copyright (c) 2002