26/7/2010
SALUTE: TROPPO STRESS E PRECARIATO, VETERINARI 4 VOLTE PIU' A RISCHIO SUICIDI  
 
Roma, 23 lug. (Adnkronos Salute) - Stressati, mal pagati, a contatto ogni giorno con casi disperati e costretti a ricorrere all'eutanasia per porre fine alle sofferenza dei loro 'pazienti'. I medici veterinari, in particolare i libero professionisti, sono fra i lavoratori più a rischio di compiere il gesto estremo di togliersi la vita. Non sono disponibili dati italiani, ma uno studio della University of Southampton (Gb) e della Isfahan University of Medical Sciences (Iran) pubblicato sulla rivista 'Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology' riporta che, fra questi professionisti, il tasso di suicidio è di circa quattro volte superiore a quello della popolazione generale e circa due volte superiore a quello delle altre professioni sanitarie. "Il lavoro del libero professionista veterinario, come quello di tutti i lavoratori autonomi - spiega all'Adnkronos Salute Marco Melosi, vicepresidente dell'Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi) - espone al rischio di malattie professionali causate da stress, carico di responsabilità individuali, certamente acuite, nella nostra professione, anche dall'incertezza del reddito. Nel caso del veterinario, come dei medici che hanno in mano delle vite, è senz'altro possibile attraversare fasi dolorose per l'insuccesso terapeutico in animali incurabili. Anche per questo l'eutanasia è una soluzione che il veterinario intraprende con sofferta decisione". Per non parlare di quando viene richiesta dai proprietari di un animale per ragioni di risparmio economico: "in questo caso risulta inaccettabile. Anzi è un reato", precisa Melosi. E affrontare questo tipo di situazioni, in aumento a causa della crisi e delle difficoltà finanziarie degli italiani, provoca molta ansia e stress fra i 'camici bianchi' degli animali. Lo studio inglese - ricorda il 'Vet Journal' - ha valutato la situazione attraverso un questionario rivolto a un campione stratificato di 3.200 medici veterinari del Regno Unito. Sono stati valutati sintomi di ansia e depressione, consumo di alcol, propositi suicidi, benessere mentale, percezione delle caratteristiche psicosociali della professione e interazione lavoro-casa. Ebbene, il 5,4% non beveva, il 32% è risultato bevitore a basso rischio e 62,6% ad alto rischio. La prevalenza di pensieri suicidi era del 21,3%. Rispetto alla popolazione generale, dunque, il campione riportava elevati livelli di ansia e di sintomi depressivi e una preoccupante prevalenza di pensieri suicidi. Vari, quindi, i motivi che portano i veterinari alla disperazione: "facciamo nascere gli animali - ha detto Federico Coccia, consulente del ministero della Salute in occasione di un incontro a Roma organizzato nei giorni scorsi dal Comitato bioetico per la veterinaria - ma altrettanto spesso siamo costretti a sopprimerli. E in più, la crisi economica ha portato le persone e anche le istituzioni a richiederci prestazioni gratuite". Sono un problema anche la sovrabbondanza di laureati, le scarse agevolazioni fiscali sulle prestazioni veterinarie e gli elevati investimenti richiesti per garantire prestazioni di qualità e al passo con l'avanzamento delle conoscenze scientifiche e tecnologiche. "La veterinaria conosce assai bene l'argomento crisi economica - ha detto Silvia Macelloni dell'Anmvi - essendone partecipe come e forse più di altre categorie. Vorremmo ricordare che le prestazioni veterinarie sono necessarie e per esse dovrebbe vigere la regola della buona prassi e non quella dell'offerta 'last minute' che, oltre a non garantire gli standard minimi di qualità, induce a falsi bisogni di salute. Ma nonostante tutto - ha concluso - i medici veterinari, continuano ad aggiornarsi, a investire in strutture e macchinari sempre più complessi, a evolversi".
 
 
 
   
 

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