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Roma, 23 lug. (Adnkronos Salute) - Stressati, mal pagati, a
contatto ogni giorno con casi disperati e costretti a ricorrere
all'eutanasia per porre fine alle sofferenza dei loro 'pazienti'. I
medici veterinari, in particolare i libero professionisti, sono fra i
lavoratori più a rischio di compiere il gesto estremo di togliersi la
vita. Non sono disponibili dati italiani, ma uno studio della
University of Southampton (Gb) e della Isfahan University of Medical
Sciences (Iran) pubblicato sulla rivista 'Social Psychiatry and
Psychiatric Epidemiology' riporta che, fra questi professionisti, il
tasso di suicidio è di circa quattro volte superiore a quello della
popolazione generale e circa due volte superiore a quello delle altre
professioni sanitarie.
"Il lavoro del libero professionista veterinario, come quello di
tutti i lavoratori autonomi - spiega all'Adnkronos Salute Marco
Melosi, vicepresidente dell'Associazione nazionale medici veterinari
italiani (Anmvi) - espone al rischio di malattie professionali causate
da stress, carico di responsabilità individuali, certamente acuite,
nella nostra professione, anche dall'incertezza del reddito. Nel caso
del veterinario, come dei medici che hanno in mano delle vite, è
senz'altro possibile attraversare fasi dolorose per l'insuccesso
terapeutico in animali incurabili. Anche per questo l'eutanasia è una
soluzione che il veterinario intraprende con sofferta decisione".
Per non parlare di quando viene richiesta dai proprietari di un
animale per ragioni di risparmio economico: "in questo caso risulta
inaccettabile. Anzi è un reato", precisa Melosi. E affrontare questo
tipo di situazioni, in aumento a causa della crisi e delle difficoltà
finanziarie degli italiani, provoca molta ansia e stress fra i 'camici
bianchi' degli animali.
Lo studio inglese - ricorda il 'Vet
Journal' - ha valutato la situazione attraverso un questionario
rivolto a un campione stratificato di 3.200 medici veterinari del
Regno Unito. Sono stati valutati sintomi di ansia e depressione,
consumo di alcol, propositi suicidi, benessere mentale, percezione
delle caratteristiche psicosociali della professione e interazione
lavoro-casa. Ebbene, il 5,4% non beveva, il 32% è risultato bevitore a
basso rischio e 62,6% ad alto rischio. La prevalenza di pensieri
suicidi era del 21,3%. Rispetto alla popolazione generale, dunque, il
campione riportava elevati livelli di ansia e di sintomi depressivi e
una preoccupante prevalenza di pensieri suicidi.
Vari, quindi, i motivi che portano i veterinari alla
disperazione: "facciamo nascere gli animali - ha detto Federico
Coccia, consulente del ministero della Salute in occasione di un
incontro a Roma organizzato nei giorni scorsi dal Comitato bioetico
per la veterinaria - ma altrettanto spesso siamo costretti a
sopprimerli. E in più, la crisi economica ha portato le persone e
anche le istituzioni a richiederci prestazioni gratuite". Sono un
problema anche la sovrabbondanza di laureati, le scarse agevolazioni
fiscali sulle prestazioni veterinarie e gli elevati investimenti
richiesti per garantire prestazioni di qualità e al passo con
l'avanzamento delle conoscenze scientifiche e tecnologiche.
"La veterinaria conosce assai bene l'argomento crisi economica -
ha detto Silvia Macelloni dell'Anmvi - essendone partecipe come e
forse più di altre categorie. Vorremmo ricordare che le prestazioni
veterinarie sono necessarie e per esse dovrebbe vigere la regola della
buona prassi e non quella dell'offerta 'last minute' che, oltre a non
garantire gli standard minimi di qualità, induce a falsi bisogni di
salute. Ma nonostante tutto - ha concluso - i medici veterinari,
continuano ad aggiornarsi, a investire in strutture e macchinari
sempre più complessi, a evolversi".
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