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Roma, 18 dic. (Adnkronos Salute) - Quasi 15 mila medici
stranieri lavorano in Italia. E si tratta di persone che provengono in
maggior parte da Stati che nel passato hanno accolto un gran numero di
lavoratori italiani: Germania (quasi 1.300 camici bianchi), Svizzera
(869), Grecia (851), Iran (752), Francia (686), Venezuela (626), Stati
Uniti (618), Argentina (584), Romania (555) e Albania (431). Sono i
dati riportati nel Primo rapporto Emn (European Migration Network)
Italia, presentato oggi a Roma nella sede del Consiglio nazionale
dell'economia e del lavoro (Cnel).
Non sono pochi i casi di medici stranieri che hanno studiato
proprio nel nostro Paese: fra il 1997 e il 2006 si sono specializzati
qui da noi in 1.336, ma il dato è oggi in calo a causa del numero
chiuso nelle iscrizioni universitarie e dell'elevato costo della vita
che si registra nel Belpaese.
"Il 30% di coloro che hanno fatto l'università in Italia - ha
specificato Foad Aodi, presidente dell'Associazione medici di origine
straniera in Italia (Amsi) - è poi rimasto in Italia a lavorare,
ottenendo con il tempo la cittadinanza e la possibilità di accedere a
concorsi pubblici. La maggior parte dei 'camici bianchi' stranieri che
operano nel Paese, infatti, è oggi impiegata nel settore privato
perché senza la cittadinanza l'accesso al pubblico è impossibile".
Diversi medici stranieri - rileva il
rapporto - operano attualmente negli ospedali pubblici come liberi
professionisti retribuiti, attraverso un sistema prolungato di
collaborazioni occasionali, una prassi comune anche nel settore
privato, nonostante l'assenza di ostacoli all'assunzione di un
professionista non comunitario. Nel settore pubblico questi medici
sono presenti soprattutto nei pronto soccorso, ma la maggioranza trova
inserimento nelle cliniche o negli ambulatori privati.
Per quanto riguarda gli infermieri, sono oggi 35 mila gli
stranieri che lavorano nel nostro Paese, di cui 33 mila infermieri
professionali. I più numerosi sono i rumeni con 8.500 iscritti (il
25%), seguiti dai polacchi (3.557, pari al 10%). Seguono poi con
mille-duemila operatori circa 'prestati' al nostro Paese Svizzera,
Germania, Francia e Belgio. Un apporto notevole, che ha inciso per il
28% sulle nuove iscrizioni registrate nel 2008. Il loro contributo,
tuttavia, non è ancora sufficiente per risolvere l'attuale carenza
degli organici: l'Ipasvi ha stimato che in Italia mancano almeno 71
mila infermieri, soprattutto al Sud.
"Occorre facilitare l'ingresso in Italia di immigrati con
professionalità più elevate - ha sottolineato Angelo Malandrino,
direttore centrale Immigrazione e asilo del ministero dell'Interno - e
stiamo lavorando per modificare l'approccio attuale con l'obiettivo di
consentire a questi lavoratori di colmare le lacune che esistono in
alcuni settori del nostro Paese".
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