8/6/2006
SANITA': IL GINECOLGO, IN ITALIA PIU' CESAREI E MENO BIMBI CEREBROLESI  
 
Roma, 7 giu. (Adnkronos Salute) - ''Anche grazie al parto cesareo in Italia nascono pochissimi bambini cerebrolesi. In Inghilterra, dove c'è una percentuale più bassa di cesarei, vengono al mondo molte creature con paralisi cerebrali causate da difficili parti naturali, voluti a tutti i costi''. A schierarsi contro il coro che ha stigmatizzato l'eccesso di cesarei nel Belpaese e' Claudio Giorlandino, ginecologo e presidente della Società italiana di diagnosi prenatale e medicina materno fetale. L'esperto non accetta il 'cartellino rosso' dato all'Italia in tema di cesarei. Nel nostro Paese c'è una percentuale di parti cesarei pari al 36%? ''Bene: su 1.000 bambini - sottolinea - meno dello 0.5 presenta danni neurologici legati al parto (paralisi cerebrali) . In Inghilterra la percentuale di parti eseguiti chirurgicamente è più bassa, pari al 21%, ma lì purtroppo ben 2 bambini su 1.000 presentano danni cerebrali conseguenti a parti naturali disastrosi''. Inoltre dove i parti avvengono in strutture a bassa medicalizzazione, ''l'incidenza di paralisi cerebrali conseguenti al parto è elevatissima, come testimonia anche l'enorme contenzioso medico-legale. Questo significa - dice Giorlandino - che il taglio cesareo contribuisce anche a far nascere bambini in salute senza che subiscano traumi nel corso di un parto naturale difficile''. ''Il dato raccomandato dall'Oms, di un massimo del 15% di parti cesarei - continua il ginecologo - è enfatizzato e assolutamente privo di ogni sostegno scientifico e documentale''. Il dato Oms, ricorda l'esperto, emerse in una riunione del 1985 alla Joint Interregional Conference on Appropriate Technology for Birth in Brasile. ''Si giunse al 15% non per motivi scientifici, ma solo sull'assunto che nei Paesi dove la mortalità perinatale era molto bassa, per esempio l'Irlanda di quegli anni, il numero dei tagli cesarei non superava il 15%. Ma quello era un punto di riferimento superficiale e sbagliato: emerse subito che quel 15% di cesarei era dovuto in realtà a ben altre ragioni''. In quei Paesi c'erano pochi parti chirurgici per il fatto che non avevano abbastanza specialisti in grado di eseguire tagli cesarei, dice Giorlandino. ''Quindi si cercava di evitarli. Molti parti che non avrebbero dovuto essere spontanei avvenivano ugualmente e le ostetriche facevano nascere bimbi vivi, ma in condizioni talvolta gravi. Eppure quel 15% - prosegue - divenne un punto di riferimento senza tenere nel dovuto conto questo risvolto. Servono dati seri, approfonditi, incrociati. È quello che si sta facendo, per fortuna, nel Progetto Europeo Peristat, Monitoring and Evaluating Perinatal Health. Quando terminerà questo lavoro - spiega il medico - ne sapremo molto di più''. Non solo. ''Inoltre in Italia - conclude l'esperto - il 100% dei contenziosi medico-legali sono per parti cesarei non eseguiti. Non se ne conoscono per tagli cesarei inutili. Questo è un forte stimolo a medicalizzare il parto e a ridurre il rischio di malpractice''. Questi dati, insomma, al momento ''danno ragione ai Paesi diciamo 'interventisti' come il nostro - conclude il ginecologo - altro che cartellino rosso''.
 
 
 
   
 

Copyright (c) 2002