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Roma, 7 giu. (Adnkronos Salute) - ''Anche grazie al parto
cesareo in Italia nascono pochissimi bambini cerebrolesi. In
Inghilterra, dove c'è una percentuale più bassa di cesarei, vengono al
mondo molte creature con paralisi cerebrali causate da difficili parti
naturali, voluti a tutti i costi''. A schierarsi contro il coro che ha
stigmatizzato l'eccesso di cesarei nel Belpaese e' Claudio
Giorlandino, ginecologo e presidente della Società italiana di
diagnosi prenatale e medicina materno fetale. L'esperto non accetta il
'cartellino rosso' dato all'Italia in tema di cesarei.
Nel nostro Paese c'è una percentuale di parti cesarei pari al
36%? ''Bene: su 1.000 bambini - sottolinea - meno dello 0.5 presenta
danni neurologici legati al parto (paralisi cerebrali) . In
Inghilterra la percentuale di parti eseguiti chirurgicamente è più
bassa, pari al 21%, ma lì purtroppo ben 2 bambini su 1.000 presentano
danni cerebrali conseguenti a parti naturali disastrosi''. Inoltre
dove i parti avvengono in strutture a bassa medicalizzazione,
''l'incidenza di paralisi cerebrali conseguenti al parto è
elevatissima, come testimonia anche l'enorme contenzioso
medico-legale. Questo significa - dice Giorlandino - che il taglio
cesareo contribuisce anche a far nascere bambini in salute senza che
subiscano traumi nel corso di un parto naturale difficile''. ''Il dato
raccomandato dall'Oms, di un massimo del 15% di parti cesarei -
continua il ginecologo - è enfatizzato e assolutamente privo di ogni
sostegno scientifico e documentale''.
Il dato Oms, ricorda l'esperto, emerse in
una riunione del 1985 alla Joint Interregional Conference on
Appropriate Technology for Birth in Brasile. ''Si giunse al 15% non
per motivi scientifici, ma solo sull'assunto che nei Paesi dove la
mortalità perinatale era molto bassa, per esempio l'Irlanda di quegli
anni, il numero dei tagli cesarei non superava il 15%. Ma quello era
un punto di riferimento superficiale e sbagliato: emerse subito che
quel 15% di cesarei era dovuto in realtà a ben altre ragioni''.
In quei Paesi c'erano pochi parti chirurgici per il fatto che
non avevano abbastanza specialisti in grado di eseguire tagli cesarei,
dice Giorlandino. ''Quindi si cercava di evitarli. Molti parti che non
avrebbero dovuto essere spontanei avvenivano ugualmente e le
ostetriche facevano nascere bimbi vivi, ma in condizioni talvolta
gravi. Eppure quel 15% - prosegue - divenne un punto di riferimento
senza tenere nel dovuto conto questo risvolto. Servono dati seri,
approfonditi, incrociati. È quello che si sta facendo, per fortuna,
nel Progetto Europeo Peristat, Monitoring and Evaluating Perinatal
Health. Quando terminerà questo lavoro - spiega il medico - ne sapremo
molto di più''.
Non solo. ''Inoltre in Italia - conclude
l'esperto - il 100% dei contenziosi medico-legali sono per parti
cesarei non eseguiti. Non se ne conoscono per tagli cesarei inutili.
Questo è un forte stimolo a medicalizzare il parto e a ridurre il
rischio di malpractice''. Questi dati, insomma, al momento ''danno
ragione ai Paesi diciamo 'interventisti' come il nostro - conclude il
ginecologo - altro che cartellino rosso''.
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